di Federico Ciarlo

I totalitarismi nel Novecento hanno segnato una fase drammatica della nostra storia.

I totalitarismi negavano diritti importanti ai cittadini ed era tutto nelle mani di un capo; oggi non è così ma si possono paragonare alcuni aspetti della società odierna ai totalitarismi quando discriminavano un diverso modo di vestirsi, un colore della pelle, un orientamento sessuale, un carattere differente dal nostro… Potrebbe sembrare assurdo ma ancora oggi queste idee influenzano le persone e quindi non è da escludere un ritorno a quel clima fatto di rigidità e negazione dei diritti umani.

Dopo la Seconda guerra mondiale ci sono stati combattenti per i diritti umani come Gandhi, Kennedy, Martin Luther King, Nelson Mandela e molti altri: questi personaggi si sono battuti soprattutto contro le idee provenienti dal razzismo. Le idee razziste promuovevano odio e paura nei confronti di persone con colore della pelle diverso, religione diversa, orientamento sessuale diverso e le ritenevano pericolose perché appunto “diverse”: tutto ciò è molto attuale perché, col fenomeno dell’immigrazione che ci troviamo ad affrontare, spesso gli immigrati vengono presi di mira.

Io penso sia ingiusto perché le persone venute qui probabilmente lo hanno fatto per evitare la guerra nel proprio paese o per trovare un lavoro onesto; noi invece di lamentarci così tanto dovremmo accogliere queste persone e vivere in pace. Ovviamente non è detto che tutti vengano con buone intenzioni ma è anche assolutamente sbagliato giudicare le persone solo per delle caratteristiche che le differenziano dalla nostra popolazione.

Alcuni politici, organizzazioni, partiti vogliono chiudere i porti, continuando a ritenere queste persone “sporche” o “ladri di lavoro” e discriminando le persone provenienti da paesi di religione musulmana, ritenendole solo per questo dei “terroristi” e non comprendendo le ragazze musulmane che per usanze religiose devono indossare il velo.

Nessuno è sporco, nessuno è da ritenersi pericoloso o terrorista solo perché porta la barba, il turbante o indossa il velo; se non si trova lavoro non è colpa dei migranti: dobbiamo liberarci da questi pregiudizi e smetterla di proiettare le colpe della nostra società su qualcun altro.

È triste pensare che noi siamo stati un paese di emigrazione e quindi dovremmo accogliere i migranti meglio di come siamo stati accolti noi in passato.

Chiudendo i porti chiuderemo anche la nostra mente e apriremo di nuovo le porte all’intolleranza e al razzismo. I primi a ragionare in modo diverso e capire le ragioni dell’altro dovremmo essere noi: questo dovrebbe essere il significato di “prima gli italiani”!

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