Ai giorni nostri, pensare ad una lotta per la sopravvivenza o alla privazione di alcuni diritti ci sembra impensabile. Eppure meno di un secolo fa, nel settembre del 1935, in Germania il partito nazista emanava delle leggi volte all’eliminazione di ogni diritto ai cittadini di origine ebraica.

La prima di queste leggi puntava all’esclusione dei cittadini ebrei dalla vita politica e all’espulsione immediata di molti ragazzi dalle loro scuole.

Le idee naziste si diffusero anche in Italia dove nel 1938 furono promulgate leggi razziali allineate a quelle naziste; poi nel 1943 fu attuato un rastrellamento dell’intero ghetto ebraico di Roma, in cui più di 1250 persone furono arrestate e in seguito deportate come molti altri cittadini ebraici all’interno dei campi di concentramento in cui i nazisti sfruttarono la loro manodopera per svolgere varie mansioni e anche per testare dei medicinali.

Nei lager (campi di concentramento) cittadini di religione ebraica furono maltrattati al punto da morire per la fatica o semplicemente perché non ritenuti più adatti alle mansioni a loro assegnate e quindi uccisi attraverso l’uso di gas. Durante questo periodo furono scritte molte storie che parlavano della vita degli sfortunati ebrei costretti a nascondersi per poter solo provare a sopravvivere alle persecuzioni naziste.

Una delle più famose fu quella di Liliana Segre; aveva solo otto anni quando il fascismo impose le leggi razziali per le quali le fu vietato di frequentare la scuola pubblica. In uno dei libri (Scolpitelo nel vostro cuore, Edizioni Piemme, 2018) in cui racconta quei drammatici avvenimenti, l’autrice si chiede più volte perché gli ebrei debbano essere perseguitati solo “perché sono nati”. In seguito la famiglia di Liliana proverà a scappare in Svizzera ma senza successo poiché verranno catturati e trasferiti nel carcere di Como, dal quale la famiglia verrà deportata a Auschwitz-Birkenau dove la bambina non rivedrà più i suoi genitori e sarà impiegata in una fabbrica di munizioni.

Ancora oggi Liliana Segre, senatrice italiana, è impegnata ad incontrare i ragazzi delle scuole affinché non dimentichino questa fase oscura dell’umanità, della paura che ogni ebreo ha perso nei campi di concentramento e di come essa debba essere consacrata e scolpita nella mente di tutti per una società più responsabile e volta a un futuro più sereno: «Ho provato sulla mia pelle cosa significa essere una clandestina. Con i documenti falsi. Oggi, quando sento parlare di clandestinità, queste cose mi tornano in mente. Io lo sono stata, con mio padre avevamo dei documenti falsi perché cercavamo di fuggire alla persecuzione. E sono stata una richiedente asilo. So cosa significa essere respinta quando pensi di essere salva. […] Io avevo tredici anni, e lì mi sentii perduta. La nostra fuga era finita. Io so cosa significa essere respinti. Perdere in un attimo tutta la speranza.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...